Cosa succede quando sentiamo cedere il terreno sotto ai piedi? Quando le nostre certezze vacillano e ci sentiamo precipitare? Può accadere a tutti nella vita, in quelle congiunture tremende che ci mettono a dura prova.
Carmen Pellegrino (Polla, 1977) è una scrittrice e storica italiana originaria del Cilento. È conosciuta soprattutto per la sua ricerca sui luoghi abbandonati, un interesse che le è valso un nuovo conio lessicale: “abbandonologa”, termine accolto anche dall'Enciclopedia Treccani. Dopo essersi occupata di storia sociale, movimenti collettivi e temi legati all’emarginazione, ha esordito nella narrativa nel 2015 con “Cade la terra”, struggente romanzo finalista al Premio Campiello e vincitore del Premio Rapallo Opera Prima. Al centro della sua scrittura vi sono le rovine, i paesi spopolati e le esistenze dimenticate, raccontati attraverso una prosa lirica e visionaria. La sua narrativa trasforma l’abbandono in una forma di resistenza della memoria: si tratta della stessa forma di resistenza che troviamo anche nel memoir che vi propongo oggi.
Con “Le verità provvisorie” (Solferino), la Pellegrino ci racconta il potere salvifico della letteratura, quando il dolore si fa di lastra di granito e ci sembra impossibile non soccombere. Presupposto è un lutto di quelli che spaccano l’esistenza in due, la morte dei genitori a breve distanza di tempo l’uno dall’altra. Ma anche l’abbandono di chi dovrebbe starti accanto e trasadisce la fides, proprio nel momento in cui tu hai più bisogno di un sostegno. Una storia che parte dall’esperienza personale per dilatarsi all’universale ineludibile, che sembra avvolta nel buio ma balugina di luce: pagine che ci accarezzano la sofferenza portando pace, consapevolezza e un incastro più riuscito col mondo.









