La commovente bellezza dell’intervista a Gianna Anselmi, raccolta da Maria Novella De Luca e pubblicata nell’edizione di ieri (lunedì 27 luglio), merita una lettura lenta, ripetuta, profonda. È una di quelle pagine di giornale che quelli della mia generazione ritagliano e conservano (gli screenshot li faccio anch’io, certo. Metto anche i cuori a quelli interessanti, tuttavia quando ne cerco uno non lo trovo mai. I ritagli, invece, so dove li ho messi, le mie mani li trovano da sole).

Questa pagina va in una cartella — “Tina Anselmi” — con un post-it che rimanda ad altre quattro: P2, Dc, Ssn e Aldo Moro. Ciascuna delle quattro cartelle porta un post che rimanda a lei: vedi anche Tina Anselmi. Le sigle di cui sopra significano Propaganda 2, la loggia massonica che manca poco realizzava un golpe in questo Paese, in un certo senso diciamo che lo ha fatto. Democrazia Cristiana, il suo partito e Servizio Sanitario Nazionale, la riforma del 1978 che porta la sua firma.

Dicevo dell’intervista. Gianna Anselmi, 85, l’ultima delle sorelle rimasta in vita, ricorda Tina. Che cinquant’anni fa, luglio 1976, fu nominata ministro del Lavoro, prima donna nella storia d’Italia. Staffetta partigiana, sindacalista, leader della Dc, amica e allieva di Aldo Moro.