Ci sono romanzi che raccontano semplicemente una storia e altri che restituiscono un modo di stare al mondo. Il respiro del delfino (Dalia Edizioni) di AN15 appartiene a questa seconda categoria: un romanzo generazionale che sceglie di osservare la realtà da una prospettiva scomoda, lontana dalle convenzioni e dalle narrazioni rassicuranti.

Definito un romanzo punk, il libro non utilizza questa etichetta come semplice richiamo musicale, ma ci induce a comprendere come il punk possa diventare un'attitudine, mettendo in discussione regole e modelli di una società che dietro la sua aura di perfezione conformista, ha nel suo substrato crepe e significati da decifrare per la gente che la popola.

Fra i personaggi che vengono narrati, colpisce soprattutto la figura di Margherito, detto Gretel: un protagonista distante dagli stereotipi dell'eroe tradizionale. La sua esistenza procede tra fragilità, cadute e tentativi di sopravvivenza in una Milano che cambia perennemente volto, nella quale si sgretolano anche le certezze di un'intera generazione. La droga sembra trasformarsi nell'unica via per anestetizzare il dolore e il senso di inadeguatezza e di smarrimento attraversano non solo il protagonista, ma un’intera generazione.