"Si sono comportati in modo ottimale". Roberto Bolza, consigliere nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, promuove Davide e Chiara, i due anconetani che hanno passato sei notti all’addiaccio dispersi nelle Dolomiti bellunesi. "Erano preparati fisicamente, avevano pianificato il percorso e comunicato l’itinerario ad altre persone: chi non li ha visti arrivare ha saputo indicare dove avviare le ricerche. E una volta persi hanno fatto la cosa più importante: fermarsi e saper attendere. È una prova di autocontrollo non banale, perché il panico della notte e il pensiero dei familiari spingono inconsciamente a muoversi". Un solo consiglio, "che non è una critica a loro: dotarsi di un’app di tracciamento. Il Soccorso Alpino ha realizzato GeoResQ, pubblica e gratuita: registra il tracciato percorso e, anche se la copertura si interrompe, restringe l’area delle ricerche". Per chi si perde, la regola è chiara: "Se il terreno è insidioso o non ci si sente sicuri, muoversi accresce il pericolo. Meglio fermarsi, ripararsi, rendersi visibili al passaggio dell’elicottero. E ricordare che i soccorsi arrivano: le persone vengono cercate finché non vengono trovate". Nello zaino, anche per un giorno: "Calzature con suole scolpite. Una giacca impermeabile, liquidi e qualcosa da mangiare, sempre". Sull’acqua dei ruscelli: "Sopra i millecinquecento metri raramente dà problemi. Il vero pericolo non è la fame, ma la disidratazione". E in emergenza, un solo numero: "Il 112. Gli operatori faranno le domande giuste per localizzarvi e inviare soccorsi".
"Si sono comportati in maniera ottimale. Prova di autocontrollo"
Roberto Bolza, soccorso alpino e speleologico













