Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, già apparso fragile fin dalla firma del pre-accordo di giugno, rischia ormai di saltare definitivamente. Nella notte tra mercoledì e giovedì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi iraniani, mentre Teheran ha risposto con droni e missili diretti verso basi americane in Bahrein e Kuwait. Secondo il New York Times, è l’escalation più grave dall’inizio della tregua.
La crisi si è aggravata dopo le dichiarazioni di Donald Trump al vertice Nato in Turchia. Il presidente statunitense ha detto di ritenere il cessate il fuoco «finito, per quel che mi riguarda», definendo la leadership iraniana «persone cattive e violente» e aggiungendo che «negoziare con loro è una perdita di tempo». Poche ore dopo, Washington ha confermato una nuova ondata di bombardamenti.
Il New York Times scrive che gli attacchi ordinati da Trump hanno colpito sistemi di difesa aerea, radar e altre infrastrutture militari nelle aree vicine allo stretto di Hormuz. Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha spiegato che l’obiettivo era «ridurre la capacità dell’Iran di minacciare la navigazione» nel passaggio marittimo da cui transita una quota fondamentale delle esportazioni mondiali di petrolio e gas.
















