Preceduta, come al solito, da una lunga e affettuosa telefonata con Vladimir Putin, dalle consuete intemerate contro gli alleati scrocconi e persino da nuove farneticazioni sulla Groenlandia – tutti elementi che avevano spinto molti a prevedere disastrose conseguenze per l’Ucraina e per l’Europa – la partecipazione di Donald Trump al vertice Nato di Ankara si è conclusa ieri, al contrario, con una clamorosa svolta strategica proprio a favore dell’Ucraina, e quindi anche dell’Europa. Una svolta di portata storica, se le decisioni annunciate ieri saranno confermate e non completamente rovesciate domani o al primo sbalzo d’umore, s’intende. La notizia principale riguarda l’autorizzazione a produrre sistemi di difesa antiaerea Patriot, che il presidente americano ha promesso ieri a Volodymyr Zelensky, essenziali per intercettare i missili lanciati quotidianamente sui civili, con cui i russi conducono la propria campagna terroristica e sfogano la frustrazione per l’assenza di qualunque progresso sul campo.

Naturalmente, come scrive il New York Times, un conto è avere la licenza per produrli e un conto è avere i missili pronti in rampa di lancio, e i bombardamenti russi continuano a fare vittime ogni giorno. Ma è anche significativo il fatto che ora sia proprio Trump a dire pubblicamente che la capacità degli ucraini di colpire in profondità e con precisione in territorio russo (capacità cui com’è noto contribuiscono gli americani, attraverso i satelliti e le informazioni di intelligence) «è un’escalation, ma un’escalation che potrebbe portare alla fine della guerra».