Misurare la salute politica del campo largo passa anche dalle scelte comunicative, che significa poi guardare ai temi di cui si discute. Nonostante gli appuntamenti di ieri e del 15 luglio, a Napoli e a Padova, la discussione pubblica che finora filtra da capipartito e palazzi è ferma al nome da dare alla coalizione, più che orientata verso temi propositivi.

Se l’elemento può avere, in prospettiva, certamente una sua rilevanza, quando Giuseppe Conte propone «Alleanza per la Costituzione e la democrazia» e Bonelli risponde con Apa – «Alleanza per la pace e l’ambiente» – è lì che emerge tutta la debolezza, anche culturale, dello stato dell’attuale costruzione di un’offerta politica credibilmente alternativa al governo Meloni.

La linea comunicativa riproduce infatti il modus operandi di forze concentrate sull’utilizzo dei vessilli, che siano Costituzione, pace o ambiente, con «titoli» finalizzati troppo spesso contro qualcuno (che andrebbe anche bene, almeno relativamente), senza spiegare però per fare che cosa. Continuare con l’allarmismo democratico, servendosi dello spauracchio strategico, oltre a non essere politicamente maturo, rischia di essere controproducente, in un perpetuo schema di campagna esclusivamente negativa.