La riflessione
Alfonso Pascale
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Chiamatelo centro, terzo polo, casa riformista, campo liberale, spazio civico, quello che volete! Ma se nessuna di queste formule prevede la costruzione di un partito capace di raccogliere più del venti per cento dei consensi, stiamo parlando di aria fritta. Non è l’egocentrismo dei leaderini l’ostacolo da superare. Ma è l’idea che basti raccogliere un pugno di sigle attorno ad un Vannacci di centro per raggiungere l’obiettivo.
È davvero deprimente assistere allo scaricabarile delle responsabilità tra piccoli gruppi che restano seduti in attesa che qualcosa succeda: una nuova legge elettorale o un sondaggio che sposti qualche decimo di punto. Mentre si perdono mesi preziosi che si potrebbero utilizzare per costruire una vera forza politica. Costruire un partito non significa solo fare congressi e iniziative nella maggior parte delle regioni e in qualche provincia. Significa creare un sistema di relazioni con la società. Mettere in moto una capacità di aggregazione di intelligenze, energie, risorse. Avere in testa il chiodo fisso di conquistare una bella fetta di consensi per determinare un governo riformista che faccia la rivoluzione liberale tanto attesa quanto rimasta inattuata in Italia.






