Neanche il tempo di fare il programma che già si pensa a cambiare nome. "Il campo largo? Dovrebbe chiamarsi 'Alleanza per la Costituzione e per la democrazia' ". Giuseppe Conte ha suggerito un nuovo nome per la coalizione progressista, cercando di seguire l'onda lunga del trionfo al referendum costituzionale sulla giustizia. Occasione in cui il centrosinistra (non tutto) si è schierato per il No ergendosi proprio a difensore della carta costituzionale. Alle urne di marzo è andata bene, e allora perché non riproporre lo stesso schema anche per le politiche? Per mettere insieme anime su vari fronti, alla fine, un simbolo ampio e aperto come la costituzione può fare al caso di Pd, M5s e Avs. Ma è solamente l'ultimo di una lunga schiera di rebranding che nel corso degli ultimi decenni ha visto protagoniste le forze di centrosinistra, che per farsi rappresentare ha chiamato in causa oggetti, concetti e anche animali. Sul versante botanico, l'Ulivo è il nome più importante in assoluto. Barrando sul suo simbolo, il 20 aprile 1996 il centrosinistra guidato da Romano Prodi è riuscito a vincere le elezioni politiche. Nel logo, creato dall'illustratore Andrea Rauch (senza essere pagato), un rametto d'ulivo si appoggia sul nome della coalizione. Simboli di ogni forma hanno rappresentato ovviamente anche i singoli partiti. Sempre a Rauch, ad esempio, sono stati chiesti pareri anche per quanto riguarda il simbolo del partito I Democratici, fondato da Prodi e Arturo Parisi nel 1999 come forza riformista da far gravitare attorno all'Ulivo. Sulla scorta dello storico simbolo dei democratici americani, come emblema del partito è stato scelto un asinello che galoppa. Anni dopo la penna di Rauch è tornata a immaginare la veste grafica di un'altra forza di sinistra, Democrazia è Libertà - La Margherita. Dopo un lavorìo intenso, l'omonimo fiore approdò sul simbolo del partito centrista di Francesco Rutelli. Più di venti anni dopo, c'è chi auspica che quei petali ritornino a profumare il centrosinistra. Lo ha fatto il leader di Italia Viva Matteo Renzi parlando con il Foglio, delineando l'agenda di una Margherita 4.0, e continua a farlo un volto storico del centrosinistra italiano come Clemente Mastella, che ha lanciato l'idea proprio nel 2022. Sempre nei primi del 2000 si è cambiato registro: basta verde, passiamo ai balocchi per l'infanzia. Ed ecco il Triciclo, la lista Prodi frutto di un patto tra Democratici di sinistra (che come emblema aveva una quercia), Margherita e socialdemocratici per l’Ulivo, salutato come "l'unico fattore di novità di questa campagna elettorale" da Piero Fassino, ma anche come un "fatto storico" da Parisi. Nel 2004 si abbandonano i concetti terreni per planare sulla metafisica politica. La Grande alleanza democratica (o Gad) era una coalizione di centrosinistra costruita per oltrepassare i confini de L'Ulivo a Italia dei Valori e Rifondazione Comunista. Il campo, in quel caso, è stato larghissimo: dai Ds alla la Margherita, passando per Sdi, Verdi, Pdci, Rifondazione, Idv, Udeur e Movimento Repubblicani europei. L'anno dopo, la Gad ha lasciato il posto a l'Unione. Basta animali, basta alberi. Il simbolo stavolta è un emiciclo arcobaleno. Decenni dopo, è stato il turno della musica. Nel 2018 il dem Nicola Zingaretti ha preso in prestito il titolo "Piazza grande" da Lucio Dalla per dare il nome al suo libro, ma anche a una manifestazione/comitato con cui ha presentato la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico. Ancora oggi, emblemi e nomi non smettono di smuovere la politica. Vale per la Fiamma in Fratelli d'Italia, per il nome di "Berlusconi" sul logo di Forza Italia, e ora pure sulla coalizione di centrosinistra. Se la proposta di Conte avrà successo, rimane da capire come se la caveranno col simbolo. Di sicuro, rendere graficamente il concetto di "campo largo" sarebbe una sfida artistica più ardua di mettere la Costituzione su un logo.