“No no, per carità, quale Massimliano? Io avevo pensato Ugo”. A sentire i commenti sul nuovo nome dei progressisti lanciato da Giuseppe Conte (“Alleanza per la Costituzione e per la Democrazia” ) viene in mente l’ultima scena di Ricomincio da Tre. Con Massimo Troisi pronto a scongiurare l’ipotesi che il figlio che gli è appena stato annunciato – peraltro non certamente suo – si chiami Massimiliano. Nome troppo lungo, spiega Troisi/Gaetano alla sua fidanzata, Fiorenza Marchegiani, alias Marta. “Massimiliano viene scostumato”. Perché “è proprio ‘o nome che è scostumato”. Se sta vicino a’ mano guagliò e si muove, a’ mamma prima che o’ chiama “Massimiliano, o guagliò chissà do’ sta, che sta facendo”, spiega il protagonista. “Non ubbidiscono perché è troppo lungo”. Proponendo Ugo, così che il bambino non abbia nemmeno il tempo di muoversi. Forse troppo. E allora, magari lo chiameranno Ciro, per non farlo venire “troppo represso”.
“Troppo lungo” è il commento che va per la maggiore sulla proposta del leader dei Cinque Stelle. Il dibattito non si scalda, l’accordo non si trova. Ci vorrebbe – forse – un po’ di ironia alla Troisi per arrivare a una sintesi. E magari pure per accettare che la creatura sta venendo al mondo in un contesto non proprio ideale, viste le incognite sulla reale paternità (che poi, traslate, sono quelle sulla leadership), ma che non c’è molto da fare, se non prendere o lasciare. E allora, meglio prendere. Invece il fu campo largo, oggi a tratti definito campo progressista, forse preferirebbe fare un tavolo, un vertice, se non una consultazione popolare, o addirittura le primarie anche per questa scelta. Di certo, c’è che il Pd non dice né sì, né no, butta la palla in tribuna, tanto per prendere in prestito il linguaggio del calcio, dopo quello del cinema.












