Il disegno: alzare il livello dello scontro sulla tv di Stato per presentarsi come argine al pericolo "autoritario"

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È un gioco al rialzo. Una tattica che punta a polarizzare e a drammatizzare lo scontro sul piano elettorale. Pure la Rai sarà uno dei campi di battaglia su cui il campo largo tenterà di riproporre la strategia della campagna referendaria contro la Meloni dei "pieni poteri", contro la legge elettorale della "svolta autoritaria" rifiutata tout court e considerata inemendabile. L'accusa al governo e al centro-destra di dominare la Tv pubblica, "di prendersi tutto" per usare un'espressione del responsabile Rai del Pd, Stefano Graziano, è funzionale a questa logica. Non per nulla dopo anni di stallo solo ora si sono dimessi i membri d'opposizione della Commissione di Vigilanza Rai, cioè a nove mesi dalla probabile data del voto. "La sortita - spiega il forzista Maurizio Gasparri - è solo un capitolo della campagna elettorale. Panna montata per la propaganda".Ci risiamo. L'azienda di viale Mazzini - come insegna la Storia del paese - sarà uno dei teatri di un duello senza esclusione di colpi. Del resto nell'ultima settimana la tensione ha superato il livello di guardia. La Meloni ha chiamato a raccolta il suo popolo per portare per la prima volta al Quirinale un esponente di centrodestra. Si ventila l'ipotesi di spostare a settembre Salvini al Viminale per garantirgli gli strumenti per difendersi dall'assedio di Vannacci. E poi c'è la grande battaglia nella commissione Covid. Di contro il campo largo è pronto a fare anche di più per alzare il livello dello scontro. "La Meloni - spiega il capo dei senatori del Pd Francesco Boccia - sta attuando la stessa strategia utilizzata nella campagna sul referendum sulla giustizia. Toglietevi di mezzo - dice - ci penso io E va avanti a testa bassa".Accuse reciproche e la violenza dei toni della disputa sull'azienda di viale Mazzini fa parte del copione. La sceneggiatura non è inedita. Oltre alle dimissioni dei membri della Commissione di Vigilanza Conte e Schlein avrebbero gradito pure quelle dei membri di minoranza del cda che, però, non hanno aderito alla richiesta. "Servirebbero a poco" è stato il ragionamento di Roberto Natali in quota Fratoianni.Ora i presidenti delle due Camere chiederanno ai gruppi parlamentari i nomi per nuova commissione di vigilanza. La maggioranza confermerà gli attuali mentre l'opposizione comunicherà il gran rifiuto. "Se lo sognano senza garanzie, senza l'attuazione del regolamento europeo del freedom act, non faremo parte della nuova Commissione e ci rivolgeremo alla Consulta", giura Graziano.La temperatura della polemica è destinata ad alzarsi. Diventerà incandescente. C'è chi scommette che arriverà fino al Colle. "Se non daranno i nomi per la Vigilanza - confida Maurizio Gasparri svelando i piani della maggioranza - sarà chiaro che bloccano tutto per alimentare la loro propaganda. Non penso che si arriverà alle dimissioni dei loro rappresentanti nel cda dell'azienda. Rischiano: quando ero ministro il consiglio è andato avanti con due soli membri. Noi, invece, dobbiamo decidere che fare sulla riforma della Rai. Se l'approviamo ci sarà un nuovo cda con un mandato di tre anni (sarebbe meglio cinque ma Giorgetti è fermo a tre) e durerà anche dopo le prossime politiche".