<p>Volkswagen affronta oggi uno dei passaggi più delicati dei suoi quasi novant'anni di storia.
A partire dalle 14:30, nella sede centrale di Wolfsburg, si riunisce il consiglio di sorveglianza chiamato a esaminare il piano di rilancio elaborato dall'amministratore delegato Oliver Blume.
Mentre la riunione sarà in corso, davanti agli stabilimenti tedeschi del gruppo, sono in programma le manifestazioni organizzate dal sindacato Ig Metall.
Non saranno scioperi, perché resta in vigore l'obbligo di pace sindacale, ma proteste e assemblee informative per contestare un progetto che potrebbe condurre alla più profonda ristrutturazione mai affrontata dal primo costruttore europeo.</p><p>Blume arriva all'appuntamento con una missione complessa: convincere azionisti e rappresentanti dei lavoratori della necessità di accelerare la trasformazione del colosso dell'auto, per rispondere alla concorrenza cinese, al rallentamento della domanda europea, al calo delle vendite in Cina e ai margini sempre più sotto pressione.
Per molti osservatori il consiglio di oggi è un vero banco di prova anche per la leadership dello stesso ceo.</p><p>Secondo le indiscrezioni circolate in queste settimane, il piano «Visione 2030» prevede un'ulteriore riduzione di circa 50 mila posti di lavoro in Germania, che si aggiungerebbe ai circa 50 mila esuberi già programmati entro la fine del decennio.














