<p>I soldi da una parte, le bombe dall'altra.

Ad Ankara la Nato ha annunciato oltre 50 miliardi di dollari di nuovi contratti per rafforzare la propria capacità industriale, sempre più europea.

Nelle stesse ore e nello stesso luogo Donald Trump autorizzava un attacco militare in Iran, mettendo fine al cessate il fuoco. È la sintesi della nuova fase dell'Alleanza: gli europei investono per assumere un peso crescente, gli Stati Uniti confermano una libertà d'azione sempre meno condizionata dalle regole d'ingaggio Nato.</p><p>Il segretario generale dell'Alleanza, Mark Rutte, ha annunciato la firma di mega-contratti industriali per oltre 50 miliardi di dollari.

Una pioggia di investimenti che coinvolge anche l'Italia: gli analisti di Equita hanno evidenziato che nel piano da 40 miliardi di euro dedicato ai droni Leonardo potrebbe giocare un ruolo di primo piano e beneficiarne direttamente tramite la sua joint venture con la turca Baykar, che prevede l'avvio della produzione nel 2026 con l'obiettivo di 600 milioni di fatturato cumulato entro il 2029. </p><p>Non è un caso isolato.

Secondo Bloomberg, gli alleati del Vecchio Continente hanno iniziato a orientarsi i verso l'approvvigionamento locale di apparati militari che prima acquistava da Washington: undici Paesi Nato hanno scelto di comprare i radar della svedese Saab per 5 miliardi di dollari in sostituzione dei modelli della statunitense Boeing.