Roma, 9 luglio 2026 – Il divorzio è in atto ma almeno, come nelle famiglie più riservate, non volano i piatti. Il vertice della Nato non si chiude di sicuro con decisioni epocali. Ma qualche punto fermo è rimasto, almeno a parole. Il primo è che l’articolo 5 del Trattato di Washington non si tocca. “Un attacco contro uno di noi è un attacco contro tutti. La nostra unità, solidarietà e forza collettiva rimangono il fondamento della pace, della sicurezza e della prosperità per il miliardo di cittadini della nostra Alleanza di nazioni libere e democratiche. Rimaniamo impegnati nel nostro approccio a 360 gradi alla deterrenza e alla difesa” si legge nel documento.
La Russia, a livello teorico, rappresenta ancora una "minaccia per la stabilità euro-atlantica”, anche se il presidente Trump ieri ha ricordato di “conoscere Putin da tempo”, pur ammettendo che ha “un carattere difficile”.
C’è poi il capitolo investimenti nel settore della Difesa. E questo è il capitolo che interessa sicuramente di più al tycoon. Il comunicato annuncia appalti per 50 miliardi di dollari che avranno il compito di ampliare la capacità produttiva e permetteranno alle nazioni di collaborare per accelerare l’innovazione. Anche a questo proposito si lavora per eliminare "le barriere commerciali nel settore della difesa tra gli Alleati e per sfruttare i partenariati della Nato al fine di massimizzare la profondità industriale e la cooperazione nel settore della difesa”. La versione ufficiale è che si sta costruendo un’Europa più forte in una Nato più forte, dove l’Ucraina “contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli Alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale”.











