]Donald Trump dice basta. Non ci sarà più cavalleria americana al salvataggio dell’Europa. Nei film western arrivava sempre all’ultimo momento. Con uno squillo di tromba in lontananza, ma in tempo. Non è stato molto diverso in due guerre mondiali. Poi la Nato. La cavalleria americana fu abolita nel 1942, ma l’Alleanza Atlantica ci dava la sicurezza di poter contare sugli americani. Fin troppa sicurezza, al punto di disimparare a difenderci. Trump ci fa la predica e, grazie anche a lui – non dimentichiamo che il riarmo europeo è innanzitutto opera di Vladimir Putin - stiamo correndo ai ripari. Ma quando il Presidente americano si defila dal Vecchio Continente, specie dalla prima linea ucraina e baltica, dobbiamo capire che, Nato o non Nato, quando ne avremo bisogno non ci sarà all’orizzonte la nuvola di polvere e lo squillo di tromba della cavalleria americana in nostro soccorso. I segnali di fumo dalla Casa Bianca attraverso l’Atlantico puntano in un’unica direzione: distacco dall’Europa. Lasciamo da parte la grossa spaccatura transatlantica sui dazi, non perché non sia importante, non perché non veda l’Europa messa alle corde e costretta ad accettare un accordo sbilanciato a favore degli Usa ma male minore rispetto a una guerra commerciale che l’Europa non ha le forze per sostenere. Malgrado le specifiche frecciate anti-Ue, è il trattamento riservato da Trump ad amici ed alleati. Nella sua politica il commercio estero, pur avendo meno peso nel Pil americano di quanto non ne abbia in quelli europei o giapponese, non è un compartimento stagno. È una trave portante. Quindi ridimensiona il valore strategico delle alleanze. Per Trump, vengono dopo una bilancia commerciale in pareggio. L’allontanamento dell’America di Trump dall’Europa si coglie nettamente su altri due piani, senza l’alibi del pareggio commerciale: sicurezza europea e divergenza politico-culturale. Gli Stati Uniti rimangono nella Nato, al mini-vertice dell’Aja il Presidente americano non ha messo in discussione l’Articolo 5, che impegna tutti alla difesa collettiva – a dire il vero non l’ha neanche riaffermato come molti gli avrebbero voluto sentir dire. Alla fine, con lui, si è parlato quasi solo di spesa per la difesa – di europei e Canada. Trump non ha, finora, ritirato truppe dal teatro europeo, e tutti tirano un respiro di sollievo, sperando che l’Articolo 5 non sia messo alla prova durante questa presidenza. Ma intanto la difesa dell’Europa si confronta già con il revisionismo geopolitico russo. In Ucraina e dove il perimetro Nato è direttamente sul confine con Mosca, a cominciare dai vulnerabili baltici. Fin dall’indipendenza sulle macerie dell’Unione Sovietica, Estonia, Lettonia e Lituania hanno mantenuto un rapporto di sicurezza privilegiato con Washington. Non più. Il “Dipartimento della Guerra” di Trump taglia i fondi – bazzecole nel gigantesco bilancio americano per la difesa – per “equipaggiare e addestrare” i militari baltici. “Simbolico in negativo” commenta il Ministro della Difesa estone, Hanno Pevkur. La fiducia si incrina. I Baltici, almeno, sono nella Nato. L’Ucraina no, e sostiene da tre anni e mezzo la sempre più cruenta aggressione russa. L’ha potuta sostenere grazie alla massiccia assistenza militare americana. Trump mantiene a singhiozzo gli aiuti già stanziati dal suo predecessore. Non ne rifiuta di nuova ma non più ma solo se la pagano gli europei. Fornita comunque col contagocce, specie le indispensabili batterie di difesa aerea Patriot. Washington li centellina mentre la Russia intensifica gli attacchi dal cielo – ogni notte di più – contro le città ucraine. Per intenderci: contro residenze civili non obiettivi militari. Donald borbotta qualche scontentezza nei confronti dell’amico Vladimir, intanto gli fa sapere che lo vorrebbe invitare al G20 del 2026 in Florida. Gli minaccia per l’ennesima volta sanzioni – vedere per credere - intanto gli fa continuare la guerra a piacimento. Da che parte sta Donald Trump fra Russia ed Europa? L’opzione per noi migliore sta nel non doversi trovare in condizioni di metterlo alla prova. Ucraina a parte dove tocca agli europei evitare che Volodymir Zelensky e Kiev facciano le spese della deriva di Donald Trump al largo dell’Europa, nelle tiepide acque caraibiche o in quelle gelide ma sgelantesi dell’Artico. Ma se anche, dietro lo schermo protettore della Nato, eviteremo lo strappo strategico quello culturale è ormai un fatto compiuto. Per l’America di Trump, che entra a gamba tesa in tutte le elezioni europee, il vecchio continente ha perso la bussola della libertà d’informazione. Per cui Trump mette fine alla collaborazione con l’Ue per contrastare le “fake news”. Forse perché ormai molte vengono da Washington, non solo da Mosca e Pechino.