Piani di riarmo italiani, europei e Nato, la posizione di fabbriche di droni, sistemi d’arma missilistici, prospettive di sviluppo delle forze armate, aiuti all’Ucraina, rifornimenti di missili a lungo raggio. E ancora. Report del Dipartimento informazioni per la sicurezza della presidenza del consiglio dei ministri sulle procedure che le aziende italiane devono seguire per trattare informazioni coperte da segreto di Stato nell’ambito di gare o commesse pubbliche, database dell’Aise, particolari di una missione militare in Bulgaria. Informazioni top secret che Gavino Raoul Piras e Vicenzo di Pasquale, ex carabinieri a lungo nell’intelligence, insieme ad altri quattro militari, avrebbero venduto a Mosca. Mettendo in «pericolo la sicurezza della Repubblica». È il quadro che emerge dalle carte dell’inchiesta della procura di Roma, diretta da Francesco Lo Voi, che ha portato all’arresto dei due 007 in pensione. Quattro i militari del mondo cyber della Difesa sono finiti indagati.

Figura centrale è il colonnello Mikhail Astakhov, agente del Gru, servizio di intelligence militare delle Forze armate russe. Lavora all’ambasciata a Roma, gode dell’immunità diplomatica. Secondo le accuse, compra informazioni da inviare a Mosca. Piras le raccoglie e gliele fornisce. «In dodici anni, migliaia di informazioni», sottolinea, spavaldo, «una vita improntata al disprezzo delle regole», intercettato dai carabinieri del Ros. Il 27 giugno 2025, in un appartamento a Santa Marinella, i due parlano di un carro armato russo “T-90 Valdimir”, «oggetto di interesse per l’Italia», e di un sottomarino. Astakhov riflette: «Leonardo in questo momento c’è...marinaio senza guida...nel mese scorso c’è stata un’esercitazione a La Spezia con sotto nave. Questi apparati senza guida, senza pilota con esplosivo». Piras risponde: «Più o meno ho capito di cosa stai parlando. È una cosa nuova». Tramite pizzini nascosti nelle crepe dei muri o dietro ai pneumatici delle auto, durante conversazioni al bar o al parco, Piras e i suoi, si legge negli atti, consegnano a Mosca innumerevoli dati. «Il budget del riarmo, gli estremi di un accordo tra Italia, Francia e Danimarca per una fornitura di quattro batterie di Sampt, ciò che concerne l’impegno italiano nello sviluppo di alcuni carri armati e di un cingolato da neve progettato da aziende italiane e destinato alla difesa ucraina».