La modalità ricostruita dagli inquirenti, attraverso video e intercettazioni ambientali, era sempre la stessa: l’agente russo chiedeva, gli indagati eseguivano. E le richieste erano le più varie. Nelle 28 pagine dell’ordinanza con cui vengono disposti gli arresti domiciliari per Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale - accusati di spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici - l’elenco dei documenti estratti per fornire informazioni ai russi è lungo. Si notano carte con la classificazione “Nato secret”, segreto Nato. Si tratta di documenti che non riguardano solo la sicurezza dell’Italia ma quella di tutta l’alleanza atlantica. Ci sono poi documenti dei Servizi italiani e della presidenza del Consiglio. Ma non solo: gli indagati fornivano a Mosca anche foto e informazioni personali di agenti dell’intelligence italiana e dettagli su soggetti che operavano a contatto con i russi. Elementi sull’identità che avrebbero potuto minare alla sicurezza degli agenti e delle loro famiglie.
L’agente russo, presente legalmente sul territorio italiano, chiedeva di avere poi informazioni su progetti di Leonardo, l’azienda italiana che produce assetti militari, come il Michelangelo Dome, lo scudo antimissilistico di ultima generazione. E ancora, per Mosca erano preziose informazioni sulla cybersicurezza italiana, sulle linee guida del controspionaggio, sulle missioni dei militari italiani all’estero, sui piani operativi militari messi a punto da organi della Difesa. E anche sulle riunioni dei vertici militari. A ogni richiesta seguiva una risposta degli ex 007. Offerta attraverso pizzini e pennette usb.










