Il senatore rilancia il progetto di legge presentato a Palazzo Madama, 'non è censura ma saper leggere iniziative ostili da parte di attori statuali'
"La disinformazione e, più in generale, la minaccia ibrida sono veleni invisibili che vengono messi nell'acqua pulita dell'informazione pubblica". All'indomani del nuovo caso di presunto spionaggio in favore della Russia, finito al centro di un'indagine della procura di Roma e del Ros, il senatore Iv e membro del Copasir Enrico Borghi mette in guardia dai rischi per le democrazie occidentali rilanciando la sua proposta di legge per l'istituzione di un'Agenzia contro la disinformazione e per la sicurezza cognitiva con "lo scopo di filtraggio, di mantenere l'acqua pulita: non significa censura - sottolinea all'Adnkronos - ma capacità di capire quando ci sono delle campagne di disinformazione, di guerra ibrida e poi informare il decisore di questo tipo di iniziativa".
Come commenta il nuovo caso di presunto spionaggio, portato alla luce dall’inchiesta della procura di Roma e dei carabinieri del Ros, che ripropone il tema della minaccia ibrida?
"C'è un'inchiesta in corso quindi nel merito della questione dobbiamo aspettare, ma da quanto si evince, si è trattato di un'operazione di controspionaggio dei nostri servizi. Io credo che dobbiamo avere la consapevolezza, non diffusa nel Paese né nelle classi dirigenti, che la Russia - e non solo - pianifica e conduce attività di guerra ibrida, di guerra cognitiva e di disinformazione che includono nell'attività figure istituzionali, organismi di intelligence e funzionari dislocati presso le rappresentanze diplomatiche di Mosca all'estero. Nell'ambito della strategia ibrida russa vengono condotte regolarmente delle iniziative ostili contro i paesi europei che hanno un obiettivo politico: minare il sostegno occidentale a favore di Kiev".














