L’arresto di due ex appartenenti all’intelligence italiana accusati di aver passato informazioni ai servizi russi riapre, come uno squarcio drammatico, il dossier sulle infiltrazioni di Mosca nel nostro Paese. Ne parliamo con Marco Mancini, già ai vertici del controspionaggio italiano.
Dottor Mancini, gli arresti di questi giorni dimostrano che la minaccia russa è tutt’altro che archiviata.
«Condivido pienamente quanto affermato dal ministro Guido Crosetto: questo caso potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg. Già nel 2022 avevo richiamato l’attenzione sul rischio di una crescente penetrazione russa nelle nostre istituzioni. Oggi quei timori trovano purtroppo conferma».
La Russia continua dunque a considerare l’Italia un obiettivo strategico?
«Assolutamente sì. I servizi russi hanno sempre cercato di infiltrare le istituzioni dei Paesi Nato. Non è una novità. La differenza è che in passato disponevamo di un sistema di contrasto molto più efficace, quello che definivo “controspionaggio offensivo”, capace di impedire il reclutamento prima ancora che avvenisse».












