Marco Mancini, già a capo del controspionaggio italiano, rivela al Riformista un retroscena che contribuisce a fare luce sul mistero dell’attentato di Montecarlo ai danni di un imprenditore ucraino.

Partiamo dalla sera dell’attentato. Che cosa accade il 29 giugno?

«La sera del 29 giugno 2026, nel Principato di Monaco, Vadim Yermolayev, 58 anni, la moglie Anna Yermolayeva, 56 anni, e il secondogenito rientrano nella loro abitazione di Rue de Revère-Maurice Louis Frolla. Alle 22 esplode un ordigno collocato nell’androne del palazzo. È evidente che Vadim Yermolayev fosse stato oggetto di un lungo pedinamento e di un’attività di osservazione durata diversi giorni. Chi ha agito conosceva perfettamente le abitudini della famiglia».

Lei parla di un commando arrivato dall’estero. Perché?

«Perché tutto lascia pensare a un gruppo giunto appositamente a Montecarlo per eseguire l’operazione. Da mie informazioni, gli esecutori apparterrebbero alla manovalanza di un’organizzazione criminale nota come “banda dei call center”, attiva nell’Europa centro-orientale. Si tratta di circa cinquanta persone specializzate in grandi truffe informatiche: creano falsi uffici virtuali, promettono investimenti redditizi attraverso computer e telefoni e poi spariscono con il denaro. Criminali che non esitano ad offrirsi come esecutori anche di operazioni terroristiche, magari in cambio di una protezione politica».