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Stefano Montefiori

L'attacco di lunedì a Montecarlo: l'oligarca Ermolaev, la moglie e il figlio colpiti dall'esplosione di una bomba lasciata sotto casa. Accanto a un regolamento di conti nell’ambito delle truffe dei call center, gli investigatori seguono anche la pista di un’operazione orchestrata dall’Sbu, i servizi segreti ucraini

Dal nostro inviatoMONTECARLO - I pochi agenti del Principato di Monaco e le forze dell’ordine della Francia stanno ancora dando la caccia all’uomo con i pantaloni chiari e un cappello nero, che lunedì sera è stato ripreso dalla videosorveglianza dopo avere lasciato lo zaino con una bomba davanti alla palazzina dove abita Vadim Ermolaev, 58 anni, ricchissimo uomo d’affari originario dell’Ucraina ma divenuto cittadino cipriota nel 2019. Un furgone della polizia scientifica resta parcheggiato davanti all’ingresso dell’edificio.

Residente dal 2021 a Monaco, dal dicembre 2023 Ermolaev è colpito da sanzioni decise dal presidente Volodymyr Zelensky per le sue attività commerciali in Crimea, annessa dalla Russia. È stato gravemente ferito ma la sua vita non è più in pericolo. Le altre due vittime dell’attentato sono la compagna e il figlio adolescente di quest’ultima, colpito meno gravemente. I tre fanno parte di una stessa «famiglia», secondo il ministro di Stato (capo del governo) monegasco, Christophe Mirmand, e sono ricoverati in un ospedale di Nizza. Secondo una fonte vicina alle indagini, il ragazzino sarebbe stato scaraventato a 15 metri di distanza dall’esplosione. Sua madre era ancora ieri in condizioni critiche e ha perso entrambe le gambe. Secondo la stessa fonte, le prime analisi suggeriscono che la madre avrebbe cercato di proteggere il figlio al momento dell’esplosione e per questo avrebbe riportato le ferite più gravi.