L’inchiesta sul presunto spionaggio che ha portato all’arresto di un ex appartenente ai servizi segreti italiani si sposta sul terreno della diplomazia. L’espulsione dall’Italia di due addetti militari dell’ambasciata russa, ritenuti coinvolti nell’attività di intelligence contestata dagli investigatori, ha innescato un confronto tra Roma e Mosca, con l’ambasciatore Alexei Paramonov che attacca il governo italiano e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che difende la decisione della Farnesina.
Il diplomatico russo è stato convocato al ministero degli Affari Esteri dopo l’annuncio dell’espulsione dei due funzionari dell’ambasciata. Al termine dell’incontro, Paramonov ha affidato a un lungo messaggio pubblicato sul suo canale Telegram la propria replica, accompagnandolo con una fotografia che lo ritrae davanti alla Farnesina con in mano un ritratto del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e una sua citazione: “Scusate ma parlerò imprecando”. “A differenza di molti altri luoghi romani che mi capita di frequentare, qui, come sempre, non avviene nulla di buono”, ha scritto.
Nel suo intervento, l’ambasciatore ha rivolto un attacco diretto al segretario generale della Farnesina, Riccardo Guariglia, definito “l’eminenza grigia della diplomazia italiana”, accusandolo di voler “limitare al massimo l’influenza della Russia in Italia” attraverso l’espulsione di diplomatici russi. Una strategia che, secondo Paramonov, sarebbe destinata a fallire perché “la Russia può contare su leader della statura di Vladimir Putin e Sergej Lavrov”, mentre “l’Italia, pur con il suo immenso patrimonio politico, culturale e umanistico, oggi non dispone di figure di tale levatura”. Da qui l’auspicio che il nostro Paese possa ritrovare “l’autonomia e il prestigio di cui godeva un tempo anche negli affari esteri”.










