L’arresto di ex funzionari dell’Intelligence e militari accusati di spionaggio per conto della Russia riapre il tema della vulnerabilità italiana alle attività di Mosca. La vicenda può leggersi come un segnale della necessità di rafforzare il controspionaggio, monitorare con maggiore attenzione i possibili ambienti di reclutamento e intervenire prima che reti personali, ideologiche o associative possano trasformarsi in canali utili alla penetrazione straniera. L’analisi del generale Cristadoro
In più occasioni il ministro Crosetto ha ribadito l’esistenza della minaccia rappresentata dalla Federazione Russa nei confronti del Nostro Paese. Il 7 luglio è stata diffusa la notizia dell’arresto di due ex funzionari dell’AISI e quattro militari in servizio, con l’accusa di spionaggio a favore di Mosca. Vogliamo prendere in esame quest’ultimo, gravissimo, evento, che induce ad una serie di riflessioni nel dibattito sull’ingerenza russa in Europa e, in particolare, in Italia. Si pone, dunque, grande interrogativo: la Federazione Russa costituisce o no una minaccia per la stabilità in Italia e, in generale, in Europa?
Per i dettagli relativi all’episodio si invita alla lettura dei numerosi articoli che in questi giorni ne hanno diffusamente parlato. È interessante, piuttosto, procedere ad un’analisi dello stesso, sulla base degli elementi disponibili. In primo luogo, sgombriamo il campo da ogni forma di scandalizzato sgomento che il misfatto potrebbe istintivamente suscitare: il mondo dello spionaggio “attinge” dati e informazioni laddove vi siano bacini di interesse e accessi idonei alla loro raccolta e, pertanto, il fatto che siano state individuate delle spie tra ex agenti e militari in servizio non deve destare stupore. In realtà, gli aspetti di questa vicenda che fanno rabbrividire e devono indurre a qualche riflessione, sono due.









