Tra il 2014 e il 2024 il consumo di alcol pro capite è calato o rimasto stagnante in tutte le regioni del mondo, con i mercati maturi a guidare la contrazione. Su dati Euromonitor, il tasso medio annuo di decrescita (CAGR) è dell'1,1% in Nord America, dello 0,7% in Europa occidentale e dell'1,3% nell'area Asia-Pacifico. Parte da qui The Future of Alcohol: Tech, Politics, and Structural Decline, seconda edizione del white paper con cui la società di consulenza strategica Roland Berger legge la traiettoria del settore. La diagnosi va oltre la correzione ciclica: per gli autori si tratta di un riassetto permanente, spinto dalla convergenza tra attenzione alla salute, cambio generazionale dei valori, regolamentazione in accelerazione e demografia. Nello scenario più severo tracciato dallo studio, i volumi globali potrebbero anche dimezzarsi tra il 2020 e il 2050.

Le sette ipotesi di rottura formulate nella prima edizione del 2025 - polarizzazione del mercato, tenuta del lusso, ascesa delle bevande funzionali analcoliche, fermentazione avanzata, scarsità idrica, evoluzione del flavor pairing, nuova struttura competitiva - risultano per gli autori confermate dai nuovi dati. L'unico segmento giudicato al riparo è il lusso, a una condizione: ridefinirsi attorno a provenienza, personalizzazione e benessere. All'impianto del 2025 questa edizione del report aggiunge due fronti d'azione per i produttori: la tecnologia come motore di crescita (Alco-Tech, nel lessico degli autori) e la partita delle regole (Alco-Politics).