Milano, 29 apr. (askanews) – Il mercato degli spirits entra nel 2026 senza segnali di vera ripresa e con aspettative concentrate soprattutto su stabilizzazione, contenimento della pressione sui prezzi e adattamento a consumi più selettivi. È questa l’indicazione principale del “ProSpirits Report 2026” (legato a ProWein-ProSpirits di Dusseldorf) realizzato dal professor Simone Loose della Geisenheim University insieme con Johan ten Doornkaat Koolman di NWDN GmbH, sulla base di un’indagine che ha coinvolto 102 operatori di 26 Paesi tra produttori, intermediari, retail e on-trade.
Secondo il report, il 2025 è stato segnato da una contrazione dei volumi e, in parte del mercato, anche da una pressione sui prezzi. Per il 2026 non emerge un’attesa di crescita diffusa, ma piuttosto un orientamento alla tenuta. Gli autori descrivono la fase attuale come una transizione strutturale più che come una semplice battuta d’arresto congiunturale.
Tra le tensioni che attraversano il settore c’è quella tra premiumisation e downtrading. Da un lato resta attiva la logica del “bere meno ma meglio”, che continua a sostenere alcuni segmenti premium. Dall’altro, una parte della domanda si sposta verso fasce di prezzo più basse, con un effetto di compressione sulla fascia media, ritenuta la più vulnerabile perché spesso priva di una netta identità di prezzo o di posizionamento qualitativo.






