di
Stefano Montefiori
Dopo un pomeriggio di riunione con i dirigenti del partito e gli avvocati, si dice sicura che il suo ricorso in Cassazione sospenderà automaticamente la pena e le permetterà di correre per l’Eliseo senza braccialetto elettronico
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - «Sono candidata all’elezione presidenziale». Marine Le Pen pronuncia queste parole al telegiornale delle 20 su Tf1, il primo canale francese, con un grande sorriso, vestita di un rosa tenue che accentua la sua aria serena, tranquillamente, ostentatamente felice. Dopo un pomeriggio di riunione con i dirigenti del partito e gli avvocati, si dice sicura che il suo ricorso in Cassazione sospenderà automaticamente la pena, le permetterà di correre per l’Eliseo senza braccialetto elettronico e quindi, come dicono i sondaggi, vincere a man bassa.
Due condanne, in primo grado e in appello, per malversazione di denaro pubblico; l’onta possibile del braccialetto elettronico alla caviglia; e anche la vendita ormai quasi finalizzata della celebre dimora di Montretout, teatro di decenni di serate elettorali, riunioni di partito e matrimoni di famiglia: la vita e la storia personale di Marine Le Pen hanno vacillato come mai prima, per qualche ora ieri, quando si è chiusa nella nuova sede del partito di rue Cortambert, alla ricerca di una soluzione. Continuare, o mollare tutto?












