"Pour la France, la Renaissance": è lo slogan annunciato per la quarta campagna presidenziale di Marine Le Pen, partita martedì sera al termine di una giornata maratona fra la corte d’appello di Parigi, la sede del Rassemblement national e gli studi di TF1. Una rinascita, anche, per la leader dell’estrema destra, la cui prospettiva di puntare all’Eliseo sembrava essersi offuscata negli ultimi mesi.
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Con una decisione storica, i giudici della corte d’appello hanno confermato la colpevolezza di Marine Le Pen, insieme a quella di altri imputati, per aver organizzato su scala industriale pratiche di appropriazione indebita di fondi pubblici. Per oltre undici anni, infatti, collaboratori pagati con fondi del Parlamento europeo lavoravano in realtà per il partito.
I magistrati hanno però ridotto la pena di ineleggibilità di Marine Le Pen a 15 mesi, già scontati, e abbassato a un anno la condanna detentiva, da eseguire in regime domiciliare con braccialetto elettronico.
Nonostante questa nuova condanna e la "gravità" dei fatti sottolineata dalla corte d’appello in un comunicato (fonte in francese), la capogruppo dei deputati RN ha per ora accantonato la questione del braccialetto elettronico. Ha dichiarato di voler andare "f_ino in fondo ai ricorsi"_, al terzo grado, la cassazione.











