Parigi – “Sì, sono candidata alla presidenza delle Repubblica. Ci abbiamo riflettuto tutto il pomeriggio, Jordan Bardella e io, con gli altri dirigenti del partito. Da stasera siamo in campagna elettorale. Chiedo ai francesi di sostenerci, di aiutarci a tagliare le migliaia di fili burocratici che immobilizzano a terra il gigante Francia”. Fa fatica a nascondere la gioia Marine Le Pen. La sentenza della Corte d’Appello che avrebbe potuto troncare per sempre la sua carriera politica le consente di tornare a vivere, di combattere nell’arena, come ha fatto per decenni. Sconfitta tre volte alle presidenziali (2012, 2017 e 2022), è convinta che il 2027 porterà lei all’Eliseo e Bardella, il suo delfino, a Matignon come primo ministro.
Marine Le Pen
I giudici le hanno restituito l’eleggibilità, che le permette di tornare in gioco. L’hanno condannata senza esagerare, ribadendo il verdetto precedente, ma attenuandolo: 3 anni di prigione, di cui 2 prescritti, invece dei 4 chiesti dalla prima sentenza. 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 con sospensione condizionale. Infine, 100mila euro di multa. Meglio di così non poteva andarle.
Resta solo un problema: il braccialetto elettronico. In base a una legge del gennaio 2023 varata per ridurre il sovraffollamento delle carceri, una pena detentiva può essere commutata nell’obbligo di assoggettarsi al braccialetto elettronico. Le Pen sarebbe dunque costretta, per non trascorrere un anno in prigione, a subire il regime di sorveglianza elettronica. Ma come potrebbe in quelle condizioni, con una caviglia “ammanettata“, affrontare una campagna elettorale? Sarebbe una scena surreale, degna di una puntata di House of Cards: una aspirante presidente della Repubblica che si umilia a chiedere il permesso per qualsiasi spostamento non rientra nell’idea che i francesi hanno del Capo dello Stato.











