Andare avanti comunque, a qualunque costo? O fermarsi? Marine Le Pen, 57 anni, leader del Rassemblement National e probabilmente la donna più potente della politica francese degli ultimi vent’anni, in queste ore dovrà dare una risposta a questa domanda. Il 7 luglio 2026, la Corte d’appello di Parigi ha emesso la sua sentenza: Marine Le Pen è stata considerata colpevole per appropriazione indebita di fondi europei. La pena in appello è stata ridotta rispetto al primo grado: 3 anni di carcere — due con sospensione condizionale e uno da scontare con il braccialetto elettronico. La condanna prevedeva 45 mesi di ineleggibilità — ma di questi, 30 sono stati sospesi e 15 sono già trascorsi, poiché partiti il giorno della condanna di primo grado, il 31 marzo 2025. Le Pen è quindi, tecnicamente, di nuovo eleggibile. La domanda è: deciderà di correre per l’Eliseo con il braccialetto elettronico?

La corsa infinita di Marine Le Pen

Per capire il peso di quella sentenza, bisogna capire chi è Marine Le Pen. È entrata in politica a 18 anni nel partito fondato da suo padre Jean-Marie, il patriarca controverso e ingombrante dell’estrema destra francese. Ha trascorso decenni a costruire qualcosa di suo: trasformando il Front National da movimento di nicchia a primo partito di Francia per consensi, cambiandone il nome in Rassemblement National, il volto, il linguaggio, il pubblico. Una trasformazione enorme e guidata da lei.