Le immagini mostrate dall’SBU – il servizio di sicurezza interno ucraino – sono agghiaccianti e aggiungono a questa storia un sapore incredibilmente oscuro: vi si vede il seminterrato buio di una casa nei sobborghi di Kiev, adattato a quella che sembra una “stanza delle torture”. La casa appartiene all’ufficiale del GUR, i servizi segreti militari, arrestato ieri nella capitale ucraina con l’accusa di aver assassinato, assieme a un ex membro delle forze dell’ordine, la 39enne Anastasiia Berezovskaya, la sospettata dell’attentato all’oligarca ucraino Vadim Iermolaev il 29 giugno a Montecarlo. E averla sepolta. Nel seminterrato c’è una scala. Pareti a mattoni scoperti. Un telo verde per terra. Un cappuccio marroncino – la donna potrebbe esser stata portata lì incappucciata. Due lunghi martelli e un piccone appoggiati a un muro. Berezovskaya è comunque morta per ferite di arma da fuoco – alla nuca, in quella che potrebbe esser stata un’esecuzione, stile mafia. Qui si fermano le evidenze, e inizia il nuovo capitolo di una storia paurosa di cui possiamo però provare a raccontare alcuni dettagli.
Il primo, e più importante, è che l’indagine è stata condotta dall’SBU, che è il servizio di sicurezza interno e controspionaggio dell’Ucraina, con funzioni simili, per capirci, a quelle dell’FBI in America. L’SBU dipende direttamente dallo Stato ucraino e riferisce al presidente, Zelensky, e al Parlamento ucraino. L’arrestato principale invece è un ufficiale del GUR, il servizio militare, che fa parte della Direzione dell’intelligence del ministero della Difesa. Anche se l’SBU ha subito scagionato i vertici del GUR, facendo sapere che l’ufficiale in servizio presso il GUR ha confessato sì di aver ucciso la donna, ma ha affermato di aver agito di propria iniziativa e senza informare i propri superiori. Possiamo crederci o non crederci, ma è chiaro che si sono fronteggiati uomini dell’SBU e un uomo del GUR. Ufficiale infedele, forse. Berezovskaya era tornata in Ucraina il 1 luglio, due giorni dopo l’esplosione a Monaco, dopo esser stata all’estero dal 22 marzo. Dal giorno del rientro ha parlato solo con tre soggetti: la sua famiglia e i due uomini arrestati ieri. Entrambi, secondo l’SBU, le avevano trasferito notevoli somme di denaro su conti in criptovalute. Per inquadrare però la storia occorre descrivere bene chi fosse l’oligarca nel mirino (Iemolaev, la sua compagna e il figlio di 13 anni hanno riportato gravi ferite, ma l’oligarca sta migliorando e da qualche giorno è fuori pericolo di vita, mentre la compagna, Anna Nasobina, resta in pericolo di vita e rischia di perdere vista, udito e parola, e le sono già state amputate le gambe). Faceva parte dei 100 uomini più ricchi d’Ucraina, ma a livello nazionale non era così noto.










