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Giovedì due uomini ucraini si sono presentati per la prima volta in tribunale a Kiev con l’accusa di aver ucciso Anastasiia Berezovska, la donna ritenuta responsabile dell’attentato contro l’oligarca ucraino Vadym Iermolaiev, compiuto nel Principato di Monaco lo scorso 29 giugno (Iermolaiev è sopravvissuto). Uno di loro, Vladyslav Reut, è un ufficiale del GUR, l’agenzia di intelligence militare del ministero della Difesa ucraino. L’altro, Vitalii Zhykovych, ha lavorato fino a poco tempo fa per l’SBU, l’agenzia dei servizi segreti ucraini che si occupa di controspionaggio e lotta al terrorismo.

È una storia complicata e misteriosa e sono molte le cose che ancora non si sanno, tra cui il movente. Non è chiaro nemmeno quale sia il legame tra l’attentato e i servizi segreti ucraini, che nelle ultime ore ha messo molto in imbarazzo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Facciamo un po’ di ordine, partiamo dall’inizio.

L’attentato è stato compiuto con una bomba contenuta in uno zaino ed esplosa di fronte alla casa di Iermolaiev. L’esplosione ha ferito Iermolaiev, sua moglie e il figlio quindicenne (la donna è stata ferita gravemente).

Iermolaiev fa parte di un gruppo di ricchi uomini ucraini che nei primi giorni dell’invasione russa, a febbraio del 2022, lasciarono il paese per stabilirsi nel Principato di Monaco. Ha 58 anni ed è nato a Dnipro, nell’Ucraina orientale, dove ha ancora molti contatti e progetti immobiliari. Nel 2023, un anno dopo aver rinunciato alla cittadinanza ucraina, era stato inserito da Zelensky in una lista di persone sanzionate per i loro rapporti con la Russia.