Da un lato la violenza di strada, quella firmata dalle squadrette di picchiatori deputate a recuperare i crediti del “sistema”. Dall’altro c’era il processo sempre più avanzato di digitalizzazione della camorra. Non più il semplice monopolio delle slot machine, ma un vorticoso giro di carte prepagate e conti correnti digitali dei circuiti Mooney e N26, che permetteva agli scommettitori di giocare d’azzardo e ai ras di aggirare i controlli antiriciclaggio. Sette arresti per traffico di droga tra Caserta e Maddaloni: smantellato un giro di cocaina e crack
La “generazione Z” del clan dei Casalesi portava la firma di Costantino e Nohak Russo, 35 anni il primo, 22 il secondo, figli dello storico boss Giuseppe “il Padrino”. Il primo, in particolare, aveva messo in moto un’imponente macchina per ripulire i soldi della droga e delle estorsioni. Il motore della “lavatrice” era il litorale domizio, sponda Castel Volturno. È qui che locali in vista e rinomati, come il Bar Miramare, il Nereo Luxury Club e lo stabilimento Conca Beach, ma anche b&b e case vacanza, erano diventati - formalmente - il volto pulito dei Casalesi 2.0. Un impero decapitato dal blitz che all’alba di ieri ha portato all’esecuzione di ventidue misure cautelari. Per dodici dei trentanove indagati si sono spalancate le porte del carcere.Nuove leve Passa, dunque, la traiettoria investigativa della Dda di Napoli. L’inchiesta coordinata dall’aggiunto Michele Del Prete, che ieri ha illustrato i risultati insieme al procuratore capo Nicola Gratteri, è stata condotta dal Centro operativo Dia di Napoli, guidato dal dirigente Antonio Galante, e ha portato alla contestazione di una lunga serie di ipotesi di reato aggravate dalla finalità camorristica: dall’associazione mafiosa all’intestazione fittizia di beni, dal riciclaggio all’autoriciclaggio, passando per l’estorsione e lo sfruttamento economico di apparecchi da gioco di azzardo vietati. Sigilli a quattordici società, tra cui tre bar, un lido, una piscina con bar, una pizzetteria e una sala scommesse, oltre ad alcuni immobili e auto e moto dal valore di oltre due milioni di euro. Al vertice della holding i rampolli Costantino e Nohak Russo, che avrebbe collaborato soprattutto alla gestione delle attività commerciali. Incarichi di primo piano sarebbero stati ricoperti poi da Raffaele Letizia, Vincenzo Galiero e Aniello Natale. Le violenze L’inchiesta ha confermato però come il clan non disdegnasse affatto il ricorso a intimidazioni e violenza. Diversi gli episodi intercettati tra il 2022 e la fine del 2024. Nel mirino dell'emergente ras soprattutto gli scommettitori incalliti. Gli stessi che la cosca aveva prima foraggiato con sistemi di credito digitali e poi indebitatisi. Il fortino dell’azzardo era la cosiddetta “Area 51” di Castel Volturno. «Vengo ora a Napoli, non mi interessa proprio… I 700 euro me li devi dare per stasera», è stato uno degli avvertimenti lanciati da Costantino Russo. Altra vittima e e il tenore delle minacce si fa ancora più esplicito: «Chiamalo e digli che gli faccio saltare tutte le zanne dalla bocca», era stato l’input impartito dal ras al fedelissimo Galiero. I Casalesi avevano cambiato pelle traghettando il “sistema” nell'era digitale, ma sul litorale domizio, dietro le scommesse a portata di click e i locali alla moda, batteva ancora il cuore spregiudicato della fazione Russo-Schiavone.










