Raccogliere i ricavi delle sale giochi della galassia Snidar ottenuti in maniera illecita; trasferire il denaro su società di diritto inglese riconducibili ai fratelli perno attorno al quale ruota l’inchiesta «giustificando» i bonifici con fatture per operazioni inesistenti; impiegare la liquidità per l’acquisto di un immobile a Londra. Facile, no? Il «manuale» spunta dalle carte dell’inchiesta condotta dai finanzieri del Gico di Bari che, coordinati dal pm Lanfranco Marazia, hanno ricostruito attraverso complesse indagini finanziarie, testimonianze, analisi delle chat e della documentazione sequestrata nel corso delle indagini, come veniva utilizzata l’immensa provvista realizzata con diversi meccanismi.

C’era ad esempio la ripartizione anticipata degli utili futuri delle loro società, attraverso la quale, ad esempio, Debora Passaquindici, moglie di Alessandro Snidar (anche lei indagata e in carcere), «introitava, con cadenza periodica, cospicue somme di denaro provenienti dalle società» e questo «indipendentemente dall’andamento gestionale della stessa». Molto utilizzato anche il metodo della «sublocazione di immobili» con la quale sempre la signora Passaquindici ricopriva il duplice ruolo di conduttore e locatore dello stesso immobile. In pratica affittava in prima persona i locali da utilizzare per l’attività aziendale svolta dalle imprese riconducibili al marito, e, a sua volta, li cedeva in sublocazione all’impresa di turno. In questo modo, «stipulava un contratto che prevedeva un canone di sublocazione notevolmente superiore a quello da lei pagato, permettendo di incassare da tale impresa, in una maniera di apparente liceità, i profitti da questa conseguiti». La differenza tra il canone incassato e quello pagato «in alcuni casi arrivava a superare il 200%».