Mentre le audizioni vanno avanti come da calendario, la maggioranza entra in fibrillazione anche per il ddl Caccia. All’esteso fronte dei contrari al provvedimento che riscrive radicalmente la legge 157 del 1992, caposaldo dell’ambientalismo, si è aggiunta la fronda di Forza Italia e Noi Moderati. I due partiti sono intenzionati a presentare emendamenti sui punti più controversi del disegno di legge che hanno causato le sollevazioni del mondo scientifico e ambientalista, cercando di farlo naufragare. Sarebbe inevitabile una terza lettura (il testo è stato già approvato dal Senato) e quindi uno slittamento del sì definitivo a fine della legislatura.

L’IMBARAZZO del governo è evidente: la norma che nelle intenzioni del suo sponsor principale, il ministro dell’agricoltura Lollobrigida, doveva attraversare con facilità e velocità il percorso parlamentare per essere approvata prima dell’inizio della stagione della caccia, si dirige invece verso un binario morto. Un finale a questo punto auspicato dall’esecutivo per uscire dall’impasse dopo l’avviso ricevuto dalla Commissione Ue sul rischio di incompatibilità con le direttive dell’Unione sulla salvaguardia della biodiversità (ricevuto a dicembre 2025 ma reso pubblico solo a maggio) e, di conseguenza, ha attirato l’attenzione del presidente della Repubblica Mattarella. Anche Leone XIV è intervenuto rispondendo a una lettera della Lipu.