Dai primi anni 2010, i divari regionali nei tassi di occupazione si sono ridotti del 10,4% rispetto alla media nazionale, in linea con la maggior parte dei Paesi» aderenti all’organismo. «Ciò riflette l’andamento positivo del mercato del lavoro nelle regioni precedentemente caratterizzate da bassi livelli occupazionali": è quanto si legge nella scheda dedicata all’Italia delle Prospettive Ocse sull'Occupazione.«Sebbene in Italia i lavoratori si spostino dalle regioni a bassa occupazione verso quelle ad alta occupazione - prosegue l’organizzazione internazionale con sede a Parigi - tali flussi rimangono troppo esigui per ridurre in modo significativo i persistenti divari regionali nel mercato del lavoro. Infatti, i lavoratori che lasciano le regioni a bassa occupazione sono, in media, più giovani, più istruiti e più spesso occupati rispetto a coloro che vi rimangono; di conseguenza, la mobilità interregionale può accentuare, anziché ridurre, le disparità regionali negli esiti del mercato del lavoro». «Il luogo di residenza determina le opportunità di lavoro e gli standard di vita», osserva l’Ocse, precisando che «in Italia, il tasso di disoccupazione nel quantile di regioni con le performance peggiori è più di quattro volte superiore a quello del quantile con le performance migliori, a fronte di una media Ocse di circa due volte».