La leader del sovranismo francese Marine Le Pen potrebbe candidarsi per la quarta volta all’Eliseo. I giudici della Corte d’appello hanno confermato oggi la condanna in prima istanza per l’affare degli assistenti parlamentari al Parlamento europeo, ma ridotto la pena accessoria di ineleggibilità con applicazione immediata (“execution provisoire”) da cinque anni a quarantacinque mesi, di cui trenta con la condizionale. “L’esecuzione di tale pena (di ineleggibilità) a partire dal 31 marzo 2025 ha già riparato la violazione del dovere di probità”, ha dichiarato la presidente della Corte d’appello Michèle Agi. Secondo i giudici, dunque, la pena di ineleggibilità è già stata scontata: la leader del Rassemblement national (Rn) potrebbe sulla carta presentarsi alle presidenziali del 2027. Tuttavia la condanna a tre anni di cui uno col braccialetto elettronico potrebbe farla desistere: lei stessa ha dichiarato più volte e in maniera inequivocabile di non voler fare campagna elettorale con l’obbligo del braccialetto.La sentenza è stata pronunciata alle 13.30 nel Palazzo di giustizia situato sull’Île de la Cité a Parigi e ha coinvolto oltre alla capogruppo dei deputati Rn altri undici imputati, tra cui il Rassemblement national (Front national all’epoca dei fatti contestati), in qualità di partito. “I fatti sono gravi”, ha ripetuto più volte la presidente della Corte d’appello di Parigi durante lettura della sentenza. La Corte ha accolto il principio dell’“assenza di arricchimento personale”, ma ha sottolineato che “i fondi europei sono fondi pubblici” e “la definizione dei compiti degli assistenti parlamentari europei è chiara e prevedibile”.Le Pen è uscita dalla sala scura in volto, senza dire una parola né rivolgere uno sguardo ai giornalisti, seguita dal suo ex compagno e attuale vicepresidente di Rn Louis Aliot e dal giannizzero Jean-Philippe Tanguy. Costretti a passare davanti al pubblico presente al Palazzo di giustizia sono stati accolti da fischi e urla. “La vergogna della Francia!”, hanno gridato alcuni. Ma c’era anche un’elettrice lepenista: “Marine ti sentiamo!”, ha urlato. Sabato, al fianco dell’attuale presidente di Rn Jordan Bardella per un meeting nel Pas-de-Calais, feudo del lepenismo, Marine aveva affermato: “Se i tribunali dovessero vietarmi di correre alle elezioni presidenziali, allora è con grande energia, convinzione e fiducia che sosterrei ovviamente la candidatura di Jordan Bardella ogni giorno fino alla sua vittoria”. Prima di aggiungere: “Non ci scoraggeremo mai, lotteremo sempre, andremo fino in fondo, fino alla vittoria”. La madrina del sovranismo francese potrebbe dunque lasciare il posto al suo delfino, colui che ha forgiato e promosso ai vertici del partito a soli 28 anni. La decisione potrebbe essere annunciata stasera durante il telegiornale delle 20.00 su TF1.
Confermata la condanna a Marine Le Pen, ma può comunque candidarsi all'Eliseo
I giudici della Corte d’appello confermano la condanna in prima istanza per l’affare degli assistenti parlamentari al Parlamento europeo. La leader del Rassemblement national può sulla carta presentarsi alle presidenziali del 2027, ma la presenza del braccialetto elettronico potrebbe farla desistere










