Di nuovo eleggibile, ma con uno strumento di monitoraggio in più. Marine Le Pen è stata condannata a tre anni di reclusione - due con la condizionale, uno da scontare con il braccialetto elettronico -, a 100 mila euro di multa, e a 45 mesi di ineleggibilità di cui 30 con la condizionale. I quindici mesi fermi di ineleggibilità, ha precisato la presidente della corte, sono già stati scontati per effetto dell'esecuzione provvisoria della condanna di prima istanza del 31 marzo 2025. Il che significa, sul piano giuridico, che Le Pen può candidarsi alle presidenziali del 18 aprile 2027. È questa la stretta attorno a cui ruota la sentenza d'appello pronunciata oggi a Parigi dalla presidente della corte Michèle Agi nel processo sugli assistenti parlamentari europei del Rassemblement National. La corte ha esplicitamente dichiarato che ignorare questo calcolo “porterebbe attenzione al principio di libertà delle candidature, condizione essenziale dell'espressione democratica del suffragio universale”. Eppure la candidatura, tecnicamente possibile, dovrebbe essere politicamente sospesa. Almeno stando alle parole di Le Pen: prima della sentenza aveva dichiarato in modo “fermo e inequivocabile” che non avrebbe fatto campagna con il braccialetto, perché un candidato alla presidenza “deve essere totalmente libero nei suoi movimenti” e non può “dipendere da un magistrato per andare a fare un comizio a Romorantin o al mercato di Hénin-Beaumont”. Le Pen ha lasciato il palazzo di giustizia nell'Île de la Cité senza rilasciare dichiarazioni, cupa in volto. In serata parlerà al telegiornale delle 20 di Tf1.
Francia, Marine Le Pen condannata in appello: un anno (sui tre) di reclusione da scontare col braccialetto elettronico. È candidabile, ma la corsa verso l'Eliseo resta in dubbio
La corte d'appello di Parigi ha confermato la sua colpevolezza nell'affaire degli assistenti parlamentari europei del Rassemblement National. La candidatura all










