Un’altra civiltà. Quando ti siedi a mangiare mano nella mano, nello stesso vassoio, letteralmente, con chi ti ospita a Kerbala o Al Najaf, o quando attraversi la spianata della moschea dedicata all’Imam Hussain - «pace a lui» invocano i milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo islamico sciita – questa è la sensazione che hai. Per te, che vieni dal mondo occidentale, il demonio considerato tale da una parte di questa parte di umanità, è una rivelazione. Come quando esci dalla tua stanza di albergo, nel cuore della città santa di Kerbala per andare a fare jogging e il portiere della concierge, che qui è sullo stesso piano della tua stanza, stesso piano, non piano terra, ti ferma e con il dito da destra a sinistra ti fa cambiare. E ti cambi, se vuoi correre.

Benvenuti nelle città sante di Kerbala e di Al Najaf, Iraq, dove milioni di pellegrini sono arrivati da tutto il mondo sciita ad omaggiare, piangere, invocare il martire Ali Khamenei. Qui, luogo frequentato da centinaia di milioni di pellegrini ogni anno – centinaia, non decine, repetita iuvant – che ogni anno, in diversi mesi, celebrano il martirio di Fatima, Imam Hussain e altri simboli dello sciismo. Non è un caso che il regime iraniano abbia deciso di far transitare proprio qui la salma del martire Khamenei.