| 7 Luglio 2026 12:02 |
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(Adnkronos) – Provate a resistere nelle prime file, se ci riuscite. La polvere si alza a ogni spintone, i circle pit si aprono e si richiudono senza tregua. Il sudore si mescola alla terra dell’Ippodromo Snai La Maura e tenere gli occhi aperti è un’impresa non da poco. Ma è esattamente questo il punto. Un concerto dei System Of A Down non è fatto per essere osservato da lontano: ti risucchia nel suo caos e ti rende parte dello spettacolo. Meglio se a pochi metri dal palco. Il ritorno della band di Serj Tankian, Daron Malakian e soci agli I-Days di Milano, a nove anni di distanza dall’ultima apparizione nel nostro Paese, per l’unica data italiana del tour europeo, è una prova di resistenza lunga due ore e un viaggio che attraversa un repertorio che ormai fa parte della storia del rock alternativo.
Lo show è sold out: un pubblico di 78.500 persone, di cui il 40% provenienti dall’estero. Ad accompagnare la band losangelina di origini armene ci sono due nomi che da soli giustificano il prezzo del biglietto. I Queens Of The Stone Age, guidati da Joshua Homme – una macchina da live impeccabile, con classici come ‘No One Knows’, ‘Little Sister’, ‘My God Is the Sun’ e chicche dall’album ‘Era Vulgaris’. E, in apertura, gli Acid Bath, che fanno della loro reunion – una delle più discusse del 2025 – un ritorno interessante, seppur con un set troppo ridotto. I System Of A Down salgono sul palco poco dopo le 21. “Ciao Milano, da Los Angeles e dall’Armenia siamo i System Of A Down e questo è il rock ‘n’ roll alla nostra maniera”, saluta subito la formazione, ricevendo un’ovazione.












