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Per sentirsi parte del popolo di Ultimo non basta aver comprato il biglietto con un anno di anticipo o sapere a memoria tutte le canzoni in scaletta. Bisogna, piuttosto, avere nervi saldi e buone gambe. La vera prova del fuoco, infatti, è arrivare a Tor Vergata e sopravvivere alle ore che precedono l’inizio del maxi-concerto, accettando che ogni spostamento richiederà di "marciare" almeno per un chilometro e sotto al sole cocente. Ieri, sotto al tendone installato in viale Guido Carli - a quasi due chilometri di distanza dal palco - regnava l’incertezza. Accampati da giorni, i fan del cantautore di San Basilio si dividevano tra la voglia di accaparrarsi un posto in prima fila e rivedere il proprio idolo e lo scetticismo dovuto alla mancanza di indicazioni. «Capire dove fosse l’area a noi dedicata è stato impossibile. Ci sono volute almeno due ore. Non c’era un cartello e gli addetti ai lavori non sapevano niente. Con gli zaini in spalla e 37 gradi non è il massimo», hanno raccontato Giulia e Valerio, da Firenze.

Poco più in là Ludovica ed Emanuela, di Napoli, muovevano velocemente i ventagli e cercavano un lembo d’ombra per riprendere fiato dopo la "scarpinata". «Abbiamo dovuto parcheggiare all’Alessandrino (quartiere distante un’ora e 13 minuti a piedi da Tor Vergata, ndr). Tra i divieti di transito, quelli di sosta e i parcheggi chiusi, è stata un’impresa trovare uno spazio», hanno ammesso. Poi si sono proiettate al giorno dopo, aggiungendo: «Speriamo bene . Quando saremo dentro, lì non c’è modo di ripararsi. Le tende non sono ammesse». Secondo Antonio, che è partito dalla Sicilia, il calvario è iniziato quattro giorni fa: «Dovevo venire con la macchina ma si è rotta, ho preso un aereo che ha fatto 13 ore di ritardo e poi, arrivato qui, ho dovuto fare i conti con l’esitazione di chi avrebbe dovuto dirmi dove andare. C’è molta confusione». E la situazione non cambiava di molto nella zona più vicina al palco. Donatella e Franco erano in Smart. Hanno fatto più volte la stessa rotatoria e poi si sono fermati. Accaldati, tesi, hanno spiegato che erano partiti da Passo Corese, dove abitano, per ispezionare l’area. «Dobbiamo accompagnare nostra figlia. Ha sedici anni. Siamo venuti per un sopralluogo, per capire quale sia il suo ingresso. Qui, però, nessuno sa niente», ha scandito la donna mentre scrollava il telefono alla ricerca di risposte.