Milano – All’ippodromo La Maura, quartiere Lampugnano di Milano, vanno in scena un po’ di riti. Come quello del gruppo di amici che approfitta di ogni pausa, tra una canzone e l’altra, per ricordare, aggiornarsi, programmare il prossimo concerto: “Siamo cresciuti insieme in provincia di Bari e poi il lavoro ci ha separati. Viviamo in città diverse ma ogni anno scegliamo un concerto per poter passare un po’ di tempo insieme: e quest’anno non potevamo per niente al mondo perderci i System of a Down, anche solo per tutte le sere passate a girare senza meta in macchina ascoltando i loro dischi”.

System of a Down agli I-Days 2026

O come l’altro rito che fa sorridere d’orgoglio quei genitori che hanno scelto l’edizione 2026 degli I-Days di Milano per il primo concerto dei loro figli: “Eravamo fidanzati da poco quando abbiamo visto insieme i Foo Fighters, più di venti anni fa. Tornarci oggi con lui è qualcosa di indescrivibile, non si può spiegare. Ci è cresciuto con queste canzoni, le conosce meglio di noi”.

Oltre 150mila persone tra domenica e lunedì, Milano che regala all’Italia la presenza nel tabellone mondiale dei grandi festival musicali internazionali. Oltre a System of a Down e Foo Fighters, sul grande palco degli I-Days ci sono i Queens of the Stone Age e gli Idles, gli Acid Bath e i Fat Dog. Organizzazione rodata, tra viabilità e gestione dei servizi fila tutto liscio. I piccoli inconvenienti a cui vanno incontro i tanti fan che arrivano dall’estero o quelli non abituati ai grandi eventi vengono risolti quasi istantaneamente dalle centinaia di persone che, invece, sono qui per lavorare. “Non è facile stare sotto al sole di luglio per 12 ore di fila. Ma tutte le richieste vanno ascoltate e gestite con calma: in queste situazioni è l’ingrediente principale della ricetta”, dice un esponente delle forze dell’ordine.