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Non c’è nulla di meno personale della diplomazia. Un cardine tramandato nei secoli da Machiavelli, Richelieu, Churchill. È quello che si studia nei libri della storia delle relazioni internazionali. Da Atene a Roma, da Parigi a Londra, da Washington a Mosca e Berlino. Il fine giustifica il mezzo, sempre. E il fine è sempre l’interesse della nazione, la ragion di Stato; il mezzo - appunto - una diplomazia cinica e cortese, insegna lo stesso Churchill.

Questo prima di Donald J. Trump. Il quale, a 48 ore dal ricevimento a Villa Taverna dove l’ambasciatore americano in Italia - nonché amico stretto del tycoon - aveva sancito la solidità dei rapporti imprescindibili tra Italia e Stati Uniti, ha pubblicato un meme (ovvero una foto associata a una frase) decisamente sopra le righe. Ovvero la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni intenta a guardare il presidente Usa (che è di spalle) e la frase: «Necessario un ordine restrittivo». Il riferimento ovviamente è alle giornate di oggi e domani nelle quali si svolgerà l’atteso vertice Nato, ad Ankara in Turchia.

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No comment, la linea scelta dal governo, quella del resto annunciata dalla stessa Meloni all’indomani di quello che fino all’altra notte era stato l’ultimo attacco alla premier di un paio di settimane fa «Mi ha implorato di fare una foto con lei... mi ha fatto pena», le dichiarazioni di Trump in merito all’incontro al G7 in Francia. In quell’occasione la replica della Presidente del Consiglio chiara e celere: «Io e l’Italia non imploriamo mai», poi «non replicherò più a simili messaggi». Una decisione saggia e coerente. In altre parole adulta. Che mette ancora più in evidenza una diplomazia basata sull’"io" che se può avere un senso in politica interna - soprattutto negli Stati Uniti - diventa pericolosamente e dannosamente infantile in ambito internazionale.