Il gelo sceso ad Ankara tra Meloni e Trump, malgrado il tentativo di ammorbidire le sue uscite offensive dei giorni scorsi, dimostra che la premier ha ancora interesse a mantenere le distanze con il presidente Usa. E d’altra parte Trump ha confermato in pieno quel che s’è visto e sentito nei giorni scorsi. E cioè che confonde volutamente i rapporti personali e quelli politici, non tiene in considerazione né il compito difensivo della Nato né la collocazione dell’Italia all’interno dell’Alleanza, né il ruolo di “ponte” nei rapporti tra Europa e Usa che Meloni si era proposta e che Trump o non ha capito o non ha voluto capire. Perfino la distinzione che fa tra Italia e Francia e Germania finisce per aggravare la condizione del governo di Roma, in balìa dei suoi umori.
Se avesse voluto accontentarlo, in pratica, la premier, pur consapevole delle resistenze dei suoi maggiori alleati europei, avrebbe dovuto entrare in guerra da sola, senza alcuna valutazione delle conseguenze dirette di una partecipazione all’intervento in Iran. Basti solo pensare, ad esempio, alle reazioni di Teheran nei confronti dei Paesi arabi già alleati degli Usa durante la prima fase del conflitto. E poi, di che tipo di aiuto avrebbe dovuto trattarsi? L’Italia, non da sola, ha dato la propria immediata disponibilità a mandare i propri cacciamine di ultima generazione nello Stretto di Hormuz. Ma sono stati gli ufficiali che avrebbero dovuto coordinare la missione – e restano pronti a farlo – a spiegare che questo genere di operazioni possono svolgersi solo in condizioni di tregua consolidata, cosa che fatica ad affermarsi nello Stretto. Per Trump, tuttavia, questi sono dettagli. L’idea dell’amicizia, specie quella con una donna, è di assoluta sottomissione, del genere appunto per cui chi riceve un ordine, neppure una richiesta o una proposta, deve eseguirlo immediatamente, e guai se frappone delle (indispensabili) obiezioni, legate al contesto di cui fa parte. In conclusione, anche il relativo ammorbidimento dei toni trumpiani verso Meloni, frutto, s’intuisce, di mediatori non solo istituzionali come l’ambasciatore Usa in Italia Fertitta, non alleggerisce minimamente lo stato dei rapporti tra Roma e Washington, né ricuce la frattura che s’è aperta. Ma per come è fatto Trump, può darsi che ci ripensi di nuovo.











