La presidente del Consiglio sceglie la via della fermezza, senza cadere nelle provocazioni dei social, con un obiettivo preciso: tutelare l’interesse nazionale in vista del vertice di Ankara.
La vicenda della foto manipolata e del post velenoso di Donald Trump è stata ormai assorbita, ma l’eco di quello sgarbo ridisegna il perimetro dei rapporti diplomatici tra Roma e Washington.
Al di là dell’irritazione per un’immagine decontestualizzata e usata come strumento di dileggio pubblico, il vero punto è la risposta di Giorgia Meloni.
A Palazzo Chigi è stata definita una strategia netta: un “silenzio studiato” che combina massima prudenza nella forma con assoluta fermezza nel merito.
La premier sa di non potersi concedere reazioni d’impulso o toni da campagna elettorale. Il riserbo di questi giorni non è un segno di debolezza, ma la scelta consapevole di non offrire al presidente americano un ulteriore palcoscenico per le sue spettacolarizzazioni.











