Silenzio. Lunghi sospiri. Giorgia Meloni per ora non risponde a Donald Trump. All’ennesima provocazione, o meglio insulto, che il presidente americano le ha rivolto alla vigilia di un già delicatissimo vertice della Nato.Foto: Meloni guarda adorante Trump (o così sostiene lui) al G7 di Evian. Didascalia: serve un ordine restrittivo. Così è troppo. Raccontano una premier adirata per l’ennesima linea rossa varcata. Ormai è chiaro che la questione è personale. Trump si accanisce sull’Italia e, non senza il sessismo che lo contraddistingue, contro la sua prima premier donna. L'attacco di Trump e la reazione di Palazzo Chigi Nelle prime ore della notte si valuta se replicare. Meloni stessa non esclude nuovi segnali diplomatici. Sono lontani gli hamburger di Villa Taverna, nulla può Tillman Fertitta, ambasciatore Usa a Roma che pure prova a ricucire, a smorzare, di fronte a questa spirale di offese gratuite. Ormai degenerata in crisi diplomatica, checché ne dicano i pontieri in campo. Pessimo viatico per Ankara.
Il vertice di Ankara Per il vertice dell’Alleanza atlantica che Trump - servono forse altri segnali? - è intenzionato a terremotare a casa di Erdogan. Né la matematica culla i sonni del governo italiano. Perché i conti che Roma porterà in terra turca, la spesa della Difesa portata al 2,8 per cento del Pil, l’impegno di portarla alla cifra monstre del 3,4 entro il 2028, quasi 19 miliardi in due anni, ecco tutti questi conti contano poco per Trump.Che vuole di più. Esige, pretende, minaccia. «Presidente, stiamo facendo il massimo», ha pietito il segretario della Nato Mark Rutte nella sua ultima visita a Washington, lui che è solito chiamare il presidente americano “paparino”. E Trump, niente affatto mosso a pietà: «Non è vero. E io mi sto stufando». Questo è il clima in cui si apre il summit turco.Segnale in arrivo? E ora l’ennesimo insulto di Trump alla sua ex alleata Meloni. In giornata, fa sapere chi la conosce, arriverà un segnale. Magari affidato al capo della diplomazia Antonio Tajani. Ed è certo che il cellulare di Fertitta squillerà.Ora testa al vertice. Dove la premier italiana fara il possibile per evitare il leader americano fuori controllo. Meglio allacciare le cinture. Il peggio deve ancora venire, sospirano a Roma. Dove attendono novità dal summit sul possibile disimpegno americano dalle basi in Europa. Si parla di un riassetto di 5mila soldati. Sembrava rinviato. Ma con queste premesse ogni speranza vacilla, sull’asse Roma-Ankara.











