«Sarà pure il Presidente degli Stati Uniti d'America, ma io non mi faccio trattare così da nessuno, sia chiaro...». È su tutte le furie Giorgia Meloni quando viene raggiunta dalle parole al vetriolo di Donald Trump, dall'ennesimo affondo che stavolta giunge del tutto inatteso. A Èvian, durante i lavori del G7, tra i due c'era stato un riavvicinamento, il peggio sembrava ormai alle spalle. Certo, dalle immagini del summit si scorgeva un Trump meno entusiasta rispetto al passato, quando era solito rivolgersi a lei dandole della "bellissima" o con parole di miele, ma la tela sembrava comunque rammendata, i cocci ricomposti. E poi ieri boom, d'un tratto è scoppiato il pandemonio. Tra Bruxelles e Roma il telefono si è fatto rovente. Meloni sente il ministro degli Esteri Antonio Tajani che annulla la missione a Miami in programma domenica e lunedì, presente il segretario di Stato americano Marco Rubio. Mentre l'ambasciatore Usa in Italia Tilman Fertitta si attiva e chiama la diplomazia di Palazzo Chigi, nonostante a villa Taverna sia giorno di festa, il Juneteenth. Poco conta, stavolta The Donald l'ha fatta davvero grossa. Tant'è che alle celebrazioni per l'Indipendenza del 4 luglio, nella residenza dell'ambasciatore, il governo si appresta a dare forfait: «credo che il party andrà deserto», la convinzione che rimbalza tra i big appena incassato il fallo a gamba tesa di Trump.