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Arriva con qualche minuto di ritardo, poi Giorgia Meloni si siede alla cena dei leader allo stesso tavolo di Donald Trump. Non sono uno accanto all’altra, ma è l’incrocio tanto atteso dopo giorni di alta tensione. E il gelo non sembra essere calato dopo l’ultimo affondo sganciato dal presidente Usa anche ad Ankara. Lo si intuisce nelle poche parole che la premier pronuncia davanti ai giornalisti quando torna in hotel in tarda serata. «Rapporti cordiali», risponde su Trump. C'è stato un chiarimento dopo gli insulti degli ultimi giorni? «Vi ho già risposto», taglia corto. La linea ora resta di non commentare più le parole del tycoon, poi si vedrà dopo la plenaria prevista in mattinata.La premier decolla da Roma mentre ad Ankara da un paio d’ore Trump ha già cominciato a prendersi la scena, ribadendo le critiche nei suoi confronti, ma più soft. «Non abbiamo commentato ieri, non lo faremo oggi», la linea di Palazzo Chigi. Come non c'è stata nessuna reazione al meme sull'ordine restrittivo, così non ci si scompone davanti al «mi piace, è una brava persona ma non c'è stata per noi» sull'Iran. No al ping pong di dichiarazioni e commenti, insomma, secondo la strategia che viene confermata durante le due ore di volo. La premier arriva al palazzo presidenziale con qualche minuto di ritardo, dopo che il padrone di casa Recep Tayyip Erdogan ha accolto tutti gli altri ospiti, Trump per ultimo. Secondo i media locali è il vicepresidente turco a darle il benvenuto.