La vigilia del summit di Ankara è stata bagnata dal sangue. Eppure, Donald Trump si è detto convinto che il presidente russo Vladimir Putin «sente la pressione e vuole finire la guerra» e che questo è lo stesso desiderio dell'omologo ucraino Volodymyr Zelensky. «Stiamo parlando e vediamo se riusciamo a farla finire», ha aggiunto il presidente americano. Ma dall'altra parte del Mar Nero l'esercito di Mosca che ha fatto piovere sulla regione di Kiev 350 droni e quasi 70 missili provocando 20 morti. E l'aeronautica ucraina ha dovuto ammettere che i missili balistici russi hanno raggiunto il loro obiettivo senza essere intercettati. Il motivo è chiaro tanto a Zelensky quanto a Putin: senza i sistemi Patriot, Kiev non può abbattere gli ordini più micidiali dell'arsenale nemico. E non è un caso che questo sia uno dei temi più importanti sul tavolo dei leader Nato che si riuniscono oggi in Turchia. Un vertice segnato dalla necessità di blindare il sostegno a Kiev, dalla preoccupazione di un'escalation russa sul confine orientale, ma soprattutto dalle tensioni interne all'Alleanza atlantica.
Le posizioni Gli alleati sono d'accordo sul fornire a Kiev aiuti per 140 miliardi di euro in due anni. E in questo, c'è convergenza anche tra Nato e Unione europea. Gli Usa vogliono che i soldi investiti dagli europei siano dirottati sull'industria americana: proprio su quei Patriot indispensabili per Kiev. Ed è anche per questo che il più atteso tra i 32 leader è certamente Trump, che arriva nella capitale turca con una serie di fronti aperti. L'attacco alla premier Giorgia Meloni si inserisce in un quadro di crescenti tensioni con gli alleati Nato dopo che questi, a suo dire, non si sono schierati con lui nella guerra all'Iran.Ma dietro le schermaglie, il nodo principale resta sempre quello delle spese per la Difesa. La tensione si taglia con il coltello per le strade di Ankara, dove la mezza luna rossa sui palazzi si alterna ai cartelloni che ovunque sponsorizzano il vertice della Nato alla corte di Erdogan. "Uniti, per una difesa comune" recitano le scritte formato maxi sui cavalcavia. Ma sono slogan che nascondono un consesso atlantico più preoccupato a contenere Trump che a trovare la quadra sulla spesa militare. Non a caso gli sherpa hanno ottenuto di ridurre a una manciata di ore, quest'anno, la riunione dei leader. Contenimento danni. Sulla carta si impegneranno, come Trump esige, per la roadmap che porterà la spesa militare al 5 per cento del Pil nel 2035. Nei fatti più di metà degli Stati membri è lontanissima da quel traguardo. Aiuta la matematica "creativa" degli alleati che permette - vale per l'Italia - di includere nel conteggio Nato spese non strettamente militari, dalla sicurezza alle infrastrutture. Così come viene inclusa nel contributo destinato all'Ucraina - 140 miliardi di euro in due anni - una parte consistente del prestito accordato a Zelensky dalla Ue lo scorso dicembre: 60 miliardi di euro.Washington vuole che i partner atlantici spendano almeno il 5% del Pil nella difesa. Trump sa di potere contare su Mark Rutte. Anche ieri, nella conferenza di presentazione del vertice, il segretario generale della Nato ha detto che si aspetta da Europa e Canada dei piani «chiari, concreti e credibili» su come raggiungere l'obiettivo del 5% entro il 2035. Per Rutte, la rotta tracciata è positiva. Secondo la Nato, negli ultimi dieci anni gli europei e il Canada hanno aumentato la spesa per la difesa di 1.200 miliardi di dollari. L'amministrazione Trump continua però a mostrare scetticismo, chiedendo ulteriori passi concreti.Ma tra le righe di questa sfida sul budget, si intravede in modo sempre più marcato il grande tema strategico che scuote l'Alleanza atlantica dalle fondamenta: quello del riequilibrio degli impegni di fronte a un'America che non fa più mistero di volere disimpegnarsi dal Vecchio Continente.La strategia Trump non vuole abdicare al ruolo di leader di questa parte del mondo. E lo conferma anche il suo protagonismo di queste ore sul dossier ucraino, con le telefonate della scorsa settimana, il previsto incontro con Zelensky e la conversazione che avrà con il capo del Cremlino. Il problema però è che il tycoon agisce da solista, senza interfacciarsi con gli alleati, ai quali lancia continui avvertimenti e guanti di sfida. E questo, nelle capitali europee e ad Ottawa, è un tema che si fa sempre più urgente.Negli ultimi giorni Rutte ha parlato di "riequilibrio" degli impegni e ha confermato che «gli alleati europei e il Canada stanno assumendo una maggiore responsabilità nella difesa convenzionale dell'Europa». Per il segretario generale, dovrebbe nascere una Nato 3.0 che risponda alla necessità di nuove capacità operative, nuovi contratti con le principali aziende della difesa, nuovi programmi sulla difesa aerea, sul dominio spaziale e sulle capacità offensive. Ma all'interno del palazzo presidenziale turco, il primo obiettivo sarà soprattutto quello di convincere Trump a ridurre una tensione che appare come il vero marchio di fabbrica di questo suo secondo mandato. E in questo, il padrone di casa Recep Tayyip Erdogan avrà un ruolo essenziale, visto che The Donald non ha nascosto di recarsi ad Ankara solo per rispetto nei suoi confronti.










