Dal 1 luglio ogni pacco extra-Ue sotto i 150 euro paga un dazio di tre euro per categoria di prodotto. La Commissione europea ha eliminato la storica franchigia doganale in vigore dal 1992 e assicura che il costo ricadrà sulle piattaforme, non sui consumatori. I primi rincari osservati su Amazon, Temu e Shein raccontano però una realtà diversa

Il dazio da tre euro sui pacchi extra-Ue è realtà da qualche giorno, e la distanza tra l'annuncio istituzionale e quello che accade al momento del pagamento comincia già a essere misurabile. Dal 1° luglio, per ogni spedizione proveniente da un Paese terzo con valore inferiore ai 150 euro, l'Unione europea applica un dazio doganale forfettario di tre euro per ogni categoria merceologica dichiarata. Un vero e proprio balzello sulla singola voce doganale, per cui chi ordina cinque magliette identiche pagherà tre euro, chi acquista una maglietta e un orologio ne pagherà sei, perché si tratta di due classificazioni tariffarie distinte. Il principio, spiegato più volte dalla Commissione, sembra semplice. La sua applicazione pratica, molto meno.

Il meccanismo doganale e la fine di un'eraIl provvedimento chiude una parentesi aperta nel 1992, quando la franchigia doganale sotto una determinata cifra venne pensata per un commercio internazionale che si muoveva a ritmi completamente diversi da quelli attuali. Nel 2025 sono transitati nell'Unione quasi 5,9 miliardi di articoli a basso valore esenti da dazio, con oltre il 90% proveniente dalla Cina: un flusso quotidiano stimato in circa 16 milioni di pacchi sdoganati ogni giorno. Le verifiche condotte nei ventisette Stati membri hanno riscontrato un tasso di non conformità superiore al 60% in categorie sensibili come cosmetici, giocattoli, dispositivi di protezione individuale ed elettronica, spesso per carenze di etichettatura o documentazione di sicurezza mancante.Il nuovo regime, introdotto con il Regolamento di esecuzione (Ue) 2026/1200 pubblicato in Gazzetta ufficiale l'8 giugno, ha carattere transitorio, perché resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando dovrebbe diventare operativo l'EU Customs Data Hub, il sistema che permetterà di calcolare i dazi ordinari sulla base del valore reale, dell'origine e della classificazione doganale della merce, superando l'attuale tariffa fissa. Fino ad allora, il debitore giuridico del dazio resta l'importatore (la piattaforma, il venditore o chi organizza la spedizione) e non il consumatore finale. È un punto che la Commissione ha ribadito con insistenza nella propria comunicazione istituzionale, arrivando a pubblicare sui social una serie di post che recitano, testualmente nella sostanza, che l'utente non pagherà nulla perché il costo verrà assorbito da piattaforme e venditori.