Il “patentino antifascista” per partecipare a Più libri più liberi finisce in soffitta. Dopo le polemiche e l’attacco di Giorgia Meloni, che l’ha bollato come “censura”, l’Aie ha deciso di esaminare tutte le domande, comprese quelle arrivate senza l’adesione alla dichiarazione. La fiera promette di rivedere la formula dal prossimo anno per evitare nuove tensioni.
Non ci sarà il "patentino antifascista"
Il caso politico a Più libri più liberi
I commenti dell'Aie e della Fiera
Non ci sarà il “patentino antifascista”Si chiude, almeno per quest’anno, la polemica sul cosiddetto “patentino antifascista” richiesto agli editori per partecipare a Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre.L’Associazione italiana editori (Aie) ha annunciato che prenderà in esame tutte le domande di partecipazione arrivate, comprese le sette, su oltre 300, risultate “incomplete” perché prive dell’adesione alla dichiarazione sui valori costituzionali antifascisti.ANSANella nota si legge che, trattandosi dell’esplicitazione di principi già richiamati nel regolamento della manifestazione, l’organizzazione ha comunque deciso di considerare anche queste domande, che saranno valutate con gli stessi criteri delle altre: lo spazio disponibile e la coerenza del progetto editoriale con le finalità della fiera.Il caso politico a Più libri più liberiLa vicenda era esplosa a metà giugno, quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva duramente criticato l’iniziativa su X, scrivendo che si tratterebbe, banalmente, di censura.La fiera aveva replicato negando l’intento, ma la polemica aveva coinvolto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci e intellettuali come Massimo Cacciari e Luciano Canfora, tutti critici verso l’autocertificazione.














